Intervista a Pavel Kiselev, capo della sezione di Mosca dell’Unione Giovanile Eurasiatista

Abbiamo intervistato Pavel Kiselev, giovane venticinquenne russo, a capo della sezione di Mosca dell’Unione Giovanile Eurasiatista, l’ala giovanile del Movimento Internazionale Eurasiatista guidato e ispirato dalle idee del filosofo Aleksandr Dugin. Con l’intervista vogliamo contribuire a fare breccia nel mare di menzogne di chi in Europa liquida il pensiero del prof. Dugin come neofascista o addirittura, ossimoricamente, nel caso di propagandisti di destra, neobolscevico.

Sappiamo chi sono i nostri nemici, noi infatti non abbiamo memoria corta. Conosciamo infatti gli orrori che il nazionalismo fascista, agendo da braccio armato del padronato, ha portato sulle nostre terre. Se si trattasse veramente di una banale riformulazione ideologica del fascismo noi non ne saremmo assolutamente interessati. Chi volesse scoprire il pensiero di Dugin, non badando alle infamanti etichette dategli da un sistema intento a diffamare e nascondere la verità, scoprirà che le accuse rivolte al filosofo russo sono in verità asserzioni prive di qualsiasi onestà intellettuale. Che legittimamente si trovi condivisibile o meno il pensiero duginiano, esso dà una formulazione dottrinale eloquente del nascente mondo multipolare e non riprende in modo sterile e nostalgico, come vuole una certa platea di accusatori e benpensanti, una serie di vecchi dogmi caratteristici delle ideologie del modernismo (XIX e XX secolo). Il tema del multipolarismo geopolitico, appunto trattato da Alexandr Dugin, riguarda pienamente anche la nostra lotta per il Territorio Libero di Trieste.

Prima di tutto, vorrei ringraziarti per l’intervista. È un piacere averti qui. Comincerei chiedendoti del movimento che rappresenti, l’Unione Giovanile Eurasiatista, come vi descrivereste?

Noi dell’Unione Giovanile Eurasiatista non ci consideriamo un gruppo politico. Lottiamo per la trasformazione culturale della Russia e del mondo intero, finalizzata alla lotta per la multipolarità.

E qui penso che dovremmo iniziare con qualcosa di metafisico: l’obiettivo è quello di rendere tutti i popoli coscienti dei propri valori e tradizioni, qualcosa del mondo interiore, qualcosa della sorgente per cui dovrebbero combattere. È questo il motivo per cui combattiamo il capitalismo e l’egemonia americana. Questi sono i nostri fondamenti. Poi, naturalmente, parliamo anche di politica, geopolitica, economia e così via. Ma prima di tutto, ogni nazione, ogni civiltà deve divenire cosciente della propria peculiare tradizione e identità. Solamente così l’indipendenza dei Paesi e delle civiltà si pronuncia e manifesta.

Penso che sia stato molto interessante sentire i tuoi compagni l’ultima volta che ci siamo incontrati a Mosca descriversi come socialisti, ortodossi e patrioti, il che, francamente, può sembrare inusuale da una prospettiva europea. Perciò mi piacerebbe sapere come si collegano questi tre aggettivi?

È una sorta di combinazione naturale. La Russia ha attraversato il socialismo e il monarchismo, e la storia va compresa nella sua interezza. In ogni periodo possiamo trovare anche elementi positivi utili ad aprirci a nuove prospettive che ci aiutano a contemplare la Russia nel suo complesso. Sul fronte oggi possiamo vedere simboli della Grande Guerra Patriottica, bandiere sovietiche, bandiere dell’Impero e la bandiera imperiale con il volto di Cristo chiamata «Spas». È così che comprendiamo la nostra storia.

La maggior parte dei militanti dell’ Unione Giovanile Eurasiatista sono ortodossi. È parte integrante della nostra identità e storia, questo ci indica la via. Perché se perdiamo la nostra religione, i nostri valori e tradizioni, non c’è futuro. Non solo per i russi, ma per qualsiasi nazione, Paese e civilizzazione. Ricordatevi della vostra tradizione. Questo è il nostro messaggio ai compagni di altri Paesi ed è per questo che lottiamo.

In ogni lotta politica è essenziale avere una prospettiva strategica. Come possiamo trovare il modo di comunicare queste idee di lotta ai giovani?

I social media sono uno strumento essenziale. Naturalmente, c’è un sacco di spazzatura nei media che spinge e alimenta il consumismo, il capitalismo, e così via. Ma credo che al giorno d’oggi noi giovani possiamo usarli per diffondere le giuste idee politiche e filosofiche.

Stiamo combattendo un nemico potente che usa i media per spingere avanti la nichilistica cultura di massa, propedeutica al capitalismo. Quindi, in questa guerra per le menti, che tipo di messaggio dovremmo diffondere?

Si tratta di una questione difficile. In primo luogo, bisognerebbe iniziare studiando la storia e tradizione su cui la propria civiltà si basa. Le giovani generazioni dovrebbero imparare a pensare in modo critico.

Qui in Russia, ad esempio, abbiamo la tradizione ortodossa, perciò penso che sarebbe una buona idea dare la Bibbia ai bambini, non per imporre la religione, ma per insegnare una comprensione archetipica e profonda degli insegnamenti che contiene.

Il vostro movimento si basa sulle idee di una delle più influenti menti del nostro tempo, il prof. Alexander Dugin. La macchina della propaganda in Europa sminuisce il suo nome, persino inventando il soprannome di “Rasputin di Putin”. Qual è l’importanza delle idee di Dugin nell’età della multipolarità?

Nemmeno sul piano storico c’è somiglianza tra loro due. Rasputin era una sorta di profeta cieco che ha cercato di influenzare i Romanov. Dugin non cerca di imporre tesi religiosamente, egli descrive l’epistemologia del nostro tempo usando nozioni come la guerra tra Cristo e l’Anticristo. Ci mostra una verità profonda approfondendo anche gli insegnamenti di antiche tradizioni come quella Indù, parlando dell’attuale era del caos, il Kali Yuga, la guerra tra Kālī e Kalki.

Dugin parla del postmodernismo dal punto di vista epistemologico, filosofico, metafisico, geopolitico e persino culturale. Su quest’ultimo aspetto ha pubblicato un gran libro intitolato «Pop Culture e i segni del tempo» (riferimento a «Il regno della quantità e i segni dei tempi» di Rene Guénon), dove decostruisce i fenomeni moderni usando il linguaggio dello strutturalismo e il tradizionalismo. È il testimone più profondo e articolato del nostro tempo, ecco cosa lo rende un filosofo essenziale.

Chiaramente, egli è uno dei filosofi del nostro tempo. Ma qual è la reale influenza di Dugin sullo stato russo oggi?

La sua influenza su Putin viene esagerata dalla propaganda. È vero che leggendo i discorsi di Putin e Lavrov oggi, potrete trovare molte idee eurasiatiste, ma alla fonte sta il periodo storico che determina il fatto che le nostre idee vengano prese in considerazione. Poi si sa che Putin legge gli autori eurasiatisti.

Ma ci sono certamente dei collegamenti: Dugin ha lavorato con Vladislav Surkov, il vice capo dell’ Amministrazione all’inizio degli anni 2000. Nel 2022 ha anche incontrato il presidente bielorusso Lukashenko in pubblico e a porte chiuse. Una delle questioni discusse era il problema dell’ideologia post-moderna. Ha certamente qualche influenza, ma direi che più di ogni altra cosa lui esprime tutte idee che sono già “nell’aria”.

I movimenti in Europa che lottano per la multipolarità devono purtroppo affrontare molti ostacoli. L’occupazione è feroce, le voci di chi osa esprimere dissenso affrontano la censura e la pesante propaganda russofoba che viene spinta dai media. Che consiglio daresti ai compagni “dall’altra parte del muro”?

Secondo la propaganda occidentale i russi odiano gli europei, cosa assolutamente non vera. La Russia ha sempre avuto un profondo legame storico con l’Europa. Oggi l’Europa è occupata dagli Stati Uniti, sia militarmente che economicamente. I vostri politici sono dei burattini, politica di plastica la chiamo. Nella politica internazionale prendono decisioni che non sono sostenute dal loro popolo. Ciò che i movimenti in Europa devono fare è organizzarsi. Gli europei dovrebbero riprendersi la loro identità e lottare per l’indipendenza dei loro paesi.

La nostra causa, il Territorio Libero di Trieste, è un esempio da manuale dell’ipocrisia occidentale. Siamo sotto l’occupazione della NATO a causa dell’interesse geopolitico degli Stati Uniti. Il Trattato di pace di Parigi del 1947 stabilisce chiaramente che Italia, Slovenia e Croazia hanno perso la sovranità su questa terra. Lottiamo contro l’occupazione del nostro territorio e per un mondo multipolare, una lotta che condividiamo. Cosa ne pensi della nostra causa?

Non sapevo molto del Territorio Libero di Trieste, ma poi ho esaminato la questione della sovranità. Ciò che hanno fatto è un crimine e dimostra l’astuzia e la malvagità della giurisdizione occidentale. Non hanno mai dato al TLT la possibilità di essere indipendente come stabilito dal Trattato di pace di Parigi. Avete tutto il diritto di combattere per la vostra indipendenza. L’effettiva realizzazione del TLT avrebbe enormi ripercussioni geopolitiche, l’Europa intera potrebbe liberarsi dall’occupazione atlantista e diventare una civiltà auto-dipendente, cosa che desidero per tutte le civiltà e per tutti i Paesi. Come stabilito dal diritto internazionale, il porto di Trieste dovrebbe essere aperto a tutti i paesi del mondo, anche se scomodi all’ordine atlantista, e questo rappresenterebbe un beneficio per tutta l’Europa.

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